Non si può di certo dire che la “riforma Gelmini” non abbia fatto parlare. Anche nella nostra scuola sono stati rivisti più volte i punti fondamentali, quali il ritorno al maestro unico, le classi “ponte” per gli stranieri nelle scuole primarie, la privatizzazione delle università, le modifiche delle offerte formative delle scuole superiori, come il nostro liceo, il taglio del personale per 87 000 posti (e più) e dei fondi destinati all’istruzione.
Molti affermano che le classi di soli extracomunitari che non conoscono la lingua italiana sono necessarie sia per gli altri alunni, che così non verranno “rallentati”, sia per i ragazzi stranieri stessi, che si sentirebbero a disagio in una classe di Italiani, dei quali non conoscono la lingua.
Vorrei dire due cose: primo; non credo che questi ragazzini “rallentino” poi così tanto gli altri, anche perché di solito sono seguiti da un proprio assistente linguistico; se la mettiamo su questo piano, allora dovremmo far fare un test iniziale a tutti, anche agli Italiani, e dividere le classi in base ai livelli, come succede in America. Non dico che sia sbagliato, ma non si possono usare due pesi e due misure! Secondo: si parla continuamente di integrazione… E in questo modo dove va a finire? Non si sentiranno mai parte di questo Paese se noi li “confiniamo” in una classe a parte! Per non dire poi che Italiano impareranno: non sentiranno mai una pronuncia corretta, a parte quella dell’ insegnante, ovvio.
Comunque, questo, magari, non è un problema che ci riguardi poi molto. A proposito delle università, qualcuno ha tenuto a precisare che la privatizzazione è assolutamente facoltativa. Ora, se lo Stato taglia i finanziamenti all’istruzione, è logico che le università debbano ricorrere all’aiuto dei privati: e questa sarebbe una scelta libera? Personalmente, non mi sembra tale. Alcuni dicono che le università, vedendosi tagliare i fondi, sceglieranno con maggior criterio gli investimenti, perché, secondo loro, gli atenei sono assai “spendaccioni” e approfittano del fatto che la “grana” venga dallo Stato, non badando a spese. E allora, bisognava sul serio ricorrere a tanto? Non bastava riorganizzare gli organi, già preposti a tale scopo, che valutano i finanziamenti necessari per le varie università? Devo però ammettere che ci sono alcune facoltà che, a mio parere, non hanno motivo di esistere, e cioè quelle con “quattro gatti” che le frequentano: in questo sono d’accordo, ci sono sprechi che vanno a discapito di tutti gli altri.
A parte questo, la modifica che ci riguarda più da vicino è sicuramente quella del nostro orario. Se non erro, l’orario verrà ridotto a 30 ore. Evviva! Meno ore di scuola! Non è fantastico? Be’, potrebbe, senonchè il decreto legge preveda anche l’aggiunta di altre materie. Certo, direi che è una scelta più che razionale, no? Ma, tanto si sa: questa non è una riforma per la scuola, è solo un “papale” taglio dovuto alla crisi economica; quindi, quelli di Montecitorio e compagnia bella, abbiano almeno l’onestà di confessare che la riforma non è stata fatta di sicuro per il nostro bene, ma perché non possono, o non vogliono, investire su di noi, forse perché non hanno realizzato che il loro futuro siamo noi e che, quando saranno più vecchi di quanto non siano già ora (e questo è un dato di fatto, no?), saremo noi, almeno in teoria, a pagare le loro pensioni. La mia non è assolutamente una critica contro l’attuale governo, ma contro questa “cosa” che vogliono spacciare per riforma. Mi chiedo: ma è possibile che i tagli vengano sempre apportati a sanità e istruzione? La crisi c’è, ok, ma perché devono più di altri pagarne i danni settori così importanti come il nostro?
Gli studenti che hanno protestato sono stati accusati di aver tolto agli altri universitari il diritto di studio, perché molti edifici scolastici sono stati occupati: effettivamente è vero, loro si sono arrogati un diritto che non gli spettava, però finchè sono rimasti “buoni” e non hanno creato disagi , nessuno li ha ascoltati; dunque non è stata un po’ anche colpa della politica, che ha fatto “orecchie da mercante”? E’ora di finirsela di dire che la scuola è fondamentale per la società e poi, non solo non si investe in essa, ma la si ridimensiona! E’ il momento di dare davvero peso alla scuola che, probabilmente necessita di qualche riforma, ma che da anni sforna uomini e donne in gamba, che poi debbono andarsene all’estero a cercare lavoro!
Staremo a vedere…Laura Marinelli
Nessun commento:
Posta un commento