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lunedì 23 febbraio 2009

LAMPI NEL BUIO


Via d'Amelio: una strage, una delle tante che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese.
Una strage di Stato come Capaci, via Fani, Piazza Fontana, Stazione di Bologna, che ha gettato le basi per la nascita della II Repubblica, in assoluta continuità con la prima.
Da 17 anni, dal 19 luglio 1992, i manovratori delle luci hanno fatto calare le tenebre intorno alla strage; ogni giorno, alla stessa ora, Paolo Borsellino scende dalla macchina a via d'Amelio, suona il campanello e poi il nulla; degli uomini della scorta che lo circondavano, non restano altro che brandelli di carne, ritrovati addirittura sulle mura della casa della madre di Paolo, mentre proprio lui, il giudice, pur rimanendo ucciso dallo scoppio della 126 dinanzi al cancello di casa, non è ridotto a brandelli; i suoi familiari riusciranno a conservare almeno il busto e una gamba, proprio perchè i valorosi giovani della scorta gli avevano fatto da scudo!
Da 17 anni a via d'Amelio si ripete quella scena, quell'attimo, quel battito di ciglio; i responsabili materiali del delitto sono in carcere, ma non i mandanti occulti; i potenti che hanno dato il bene placet all'operazione sono liberi,liberi di far morire Paolo e i giovani della scorta due,tre,dieci,mille volte.

Gioacchino Genchi, ora al centro di un'indegna opera di deligittimazione per il suo famoso "archivio", consulente informatico che lavora per molte procure italiane, ha scoperto dai tabulati telefonici che poco dopo la strage è arrivata una telefonata dal castello di Utveggio di Palermo, sede del Sisde, i servizi segreti, e da lì è stato scoperto che chi ha mandato l'ordine di premere il detonatore era già all'interno del castello Utveggio. I servizi avevano ordinato di far fuori il giudice!
Ma non è finita qui: si è parlato spesso della celebre "agenda rossa" del giudice ,che non fu mai ritrovata nel luogo della strage, dove pare che Paolo avesse scritto i nomi dei potenti che erano collusi con Cosa Nostra: ebbene Paolo aveva un'altra agenda dove scriveva meticolosamente i luoghi dove si recava e l'ora in cui si spostava nei suddetti. Questa agenta di colore grigio in una pagina recava: 1 luglio ore 19;in quel giorno,prima delle 19, Borsellino stava interrogando in procura Gaspare Mutolo, un pentito che gli stava raccontando delle relazioni di Contrada,capo del Sisde, con Totò Riina e soci. Poco prima delle 19 arriva una telefonata con cui gli comunicano che Mancino, l'allora ministro dell'Interno,l o desidera al Ministero:
Gaspare Mutolo racconta che quando Paolo uscì dall'incontro col Ministro,che tra l'altro si era insediato proprio quel giorno, era molto nervoso e addirittura si mise a fumare due sigarette contemporaneamente. E' possibile ricostruire quello che i due si erano detti:in quel periodo si parlava del "papello" che Riina avrebbe scritto per trattare con lo Stato una nuova pax che avrebbe interotto la stagione delle stragi. Grazie a quella collaborazione,il cui intermediario per i corleonesi fu Vito Ciancimino, il Capo dei Capi fu arrestato.

Paolo avrebbe raccontato ai suoi collaboratori di aver visto uscire dal ministero Bruno Contrada, che compariva nella sua agenda come l'emblema dei servizi segreti deviati che collaboravano con i corleonesi; evidentemente il ministro Mancino avrebbe proposto a Paolo di partecipare alle trattative tra Stato e Cosa Nostra che, carta canta, in quel periodo ci furono e che posero le basi per la nascita della II Repubblica; proposta a cui giustamente il gudice rispose con un secco rifiuto. Questo portò ad accellerare la sua eliminazione, visto che i pentiti successivamente dissero che Riina non aveva progettato di uccidere Paolo 57 giorni dopo l'uccisione di Falcone! Qual'è la conclusione di questa fitta ragnatela?

Mancino, attuale vicepresidente C.S.M. nega di aver mai incontrato Paolo Borsellino in data 1 luglio 1992 ore 19, pur essendo scritto nell'agenda grigia che tale incontro ci fu. Solo squarci di luce fra le tenebre, piccoli bagliori in un oceano di buio. Se Mancino guarisse improvvisamente dalle sue amnesie, allora forse sapremmo cosa accadde veramente in quella stanza. Ma questa è pura utopia, e quell'enorme velo di tenebre e bugie continuerà a coprire il nostro "beneamato" Paese!


Leonardo Ercoli

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