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martedì 28 aprile 2009

RAGAZZI SUL PALCOSCENICO DELLA RIVOLUZIONE

Il 18 e 19 aprile il sipario del Teatro Don Bosco si è alzato per gli studenti del nostro liceo, che hanno presentato lo spettacolo teatrale " Povero Bitos, ovvero la cena delle teste" di Jean Anouilh.
Siamo nel Dopoguerra. La sofisticata ed altezzosa Vivienne ( Viviana Lattanzi) invita per una rimpatriata i suoi vecchi compagni di classe.
Ma la cena che dovrà consumarsi sarà tutt'altro che amichevole. Il salotto signorile scende in cantina, si veste in abito storico e recita le parti dei protagonisti della Rivoluzione Francese. La beffa è ai danni di Bitos (Diego Porfiri), odiabile primo della classe di umili origini, ora sostituto procuratore e ferreo persecutore di quanti erano stati collaborazionisti durante la guerra, che, ritrovandosi nei panni del pur intransigente Robespierre, ne sosterrà le posizioni. Ma la sprezzante compagnia non aspetta altro ed impone che, come nella storia, anche nella messinscena, la testa di Robespierre cada. Lo stordimento provocato da un finto colpo dà la vendetta agli ex compagni e segna in Bitos l'inizio di un metaforico viaggio onirico nella vita di Robespierre (Giulia Pacioni) duro e determinato fin da bambino e spietatamente inflessibile poi, quando, a capo della Rivoluzione e del "Terrore", ordina innumerevoli esecuzioni. Diviene del tutto chiara l'identificazione Bitos-Robespierre. Infatti il sogno crina le certezze di stampo ideologico di Bitos e al risveglio, ancor più vulnerabilee incerto di fronte alle incalzanti domande di signore e signori, arriverà a smentire se stesso, accettando l'invito di andare in un locale "divertente".
Sull'ultimo gli salverà la faccia la dolce e pietosa signorina (Sophia Tomelleri) che pure prima gli aveva negato la mano, intimandogli di non andare con gli sbeffeggiatori. Bitos come un cane bastonato, esce dalla scena.

Ecco le interviste dei protagonisti dello spettacolo e dei direttori artistici, i professori Marina Pallotto e Enzo Nardi.


Viviana Lattanzi, nel ruolo di Vivienne

- Viviana, ti abbiamo visto recitare questo ruolo molto vivace, brillante ed espressivo con grande naturalezza, insomma, ci è sembrato questo, un personaggio a te congeniale. A parte la coincidenza del nome, ti ci sei rispecchiata veramente in Vivienne?
R: Sì, anche altri me l'hanno fatto notare. Direi che mi ci sono ritrovata per un buon 20% : Vivienne effettivamente è abbastanza cattivella e nel ricoprire questo ruolo ho tirato fuori la parte più "strafottente" di me.
- Quanto ti è è stato difficile memorizzare la parte?
R: Ti dico solo che avremmo dovuto memorizzare la parte per dopo le vacanze di Natale...cosa che io non sapevo bisognasse fare... Alla fine me la sono cavata, d'altra parte non devi necessariamente imparare a memoria parola per parola. Diciamo che ho impiegato un mesetto per memorizzare tutta la parte.
- Il ricordo più bello di questa esperienza.
R: Non ce n'è uno solo...Però ricorderò sempre le lacrime e gli abbracci alla fine della seconda ed ultima rappresentazione, quando questa splendida esperienza si è conclusa.


Diego Porfiri
, nel ruolo di Andrè Bitos

- Bitos ci è parso un personaggio integerrimo, intransigente, saldamente ancorato alle sue idee, anche troppo. Ma alla fine le sue certezze saranno crinate, messe in discussione dalla terribile compagnia della cena delle teste. Quanto ti è stato difficile calarti nel personaggio, sei soddisfatto della tua interpretazione?
R: Non mi è stato troppo difficile calarmi nel personaggio, diciamo che mi è venuto naturale... Però ammetto che certi atteggiamenti del personaggio sono stati difficili da interpretare. Nella parte finale avrei dovuto sembrare un po' più ubriaco, cosa abbastanza difficile data la fondamentale seriosità del personaggio. Ma ancor più difficile, paradossalmente, è stato il secondo atto: il sogno di Bitos svenuto con lui che siede tutto il tempo in poltrona. Penso che il risultato finale abbia premiato il lavoro, sono soddisfatto.
-Parlaci del personaggio: secondo te Bitos è più vittima di una società che non lo comprende o ferreo giustizialista giustamente burlato dai suoi ex compagni?
R: Penso che sia vittima che carnefice: il suo essere carnefice deriva dal fatto di essere stato vittima nel passato, senza padre, figlio di una lavandaia, vissuto in un collegio pieno di nobili e borghesi sempre picchiato. Bitos, quindi, è stato spinto a nutrire un certo sentimento di vendetta nei confronti non solo di quelle persone ma a livello della società in generale.
- Che tipo di ambiente si è creato nel gruppo teatrale?
R: un buon ambiente, è stato divertente lavorare insieme. E' stata una bella esperienza.


Valerio Marconi, nel ruolo di Brassac
- Il tuo personaggio ci è sembrato molto divertente, ironico, disinvolto. Si vede che conosci il palco, ti ci senti a tuo agio e non hai paura di dominarlo. Ma questa potrebbe essere solo un'impressione, quanto eri realmente emozionato?
R: Anche se ho dato l'impressione di essere spigliato devo dire che come ogni altro ero molto preoccupato prima di entrare in scena. Ma poi, fatto il gradino me la sono cavata.
- Una certa gestualità ha caratterizzato la tua interpretazione. Quanto è importante per una attore sapersi esprimere anche in questo modo?
R: E' molto importante il modo di porsi e di muoversi nella recitazione. In questo lavoro la gestualità è stata il frutto di un preciso studio del personaggio: la regista, Rosetta ha chiesto ad ognuno di ispirarsi ad un animale. Nel mio caso, mi sono ispirato al cobra.
- Alla fine della raccolta di poesie "Nacqui libero come il pensiero"che abbiamo avuto modo di commentare anche su questo blog (vedi"Il volo del poetare") riporti le tue riflessioni sotto forma di monologhi, già recitati per il Minimo Teatro, su cosa è per te l'attore. Dopo questa ulteriore esperienza teatrale hai più chiaro su cosa esso sia?
R: Io penso che l'attore canonico sia colui che interpretando un ruolo sia allo stesso tempo se stesso e il personaggio: deve mettere del suo nell'interpretazione e fare sua l'interpretazione ma contemporaneamente deve ricordarsi le battute, deve seguire lo svolgimento della scena ed intervenire prontamente in caso di errore per non far vedere lo sbaglio e far andare avanti la rappresentazione. Vorrei inoltre aggiungere che questa è stata una esperienza molto formativa. Tutti noi eravamo più o meno allo stesso livello e abbiamo tirato fuori uno spettacolo più che dignitoso. La regista ha inoltre cercato di dare parti pressochè della stessa lunghezza o comunque dalla uguale presenza scenica. Non mi sembra ci siano state particolari carenze da parte di qualcuno, anzi: tutti noi abbiamo portato a maturazione il rispettivo personaggio ed insieme lo spettacolo. E' stato ancora merito della regista il riadattamento del testo, che originariamente prevedeva una maggiore presenza maschile, ma che ad ogni modo sarebbe stato difficile da interpretare e oltretutto incomprensibile al giovane pubblico.

Giulia Pacioni nel ruolo di Robespierre

- Giulia, tu hai rivestito il ruolo di Robespierre, una sorta di alter ego di Bitos, lontano però dalla riflessiva nevrosi di quest'ultimo. Anzi la tua interpretazione si è distinta per un certa passionalità e femminilità, in personaggio, quello di Robespierre, originariamente maschile. Quanto ti è stato difficile calarti nel ruolo?
R: Devo dire che mi è stato abbastanza difficile, generalmente sono una persona calma, non ho quegli scatti d'ira... Interpretando questo ruolo e vedendolo dal di dentro mi sono resa conto del perchè Robespierre abbia potuto agire in quel modo.
- Cosa si prova a salire su un palco?
R: E' un'emozione fantastica. Fino a due minuti prima sei dietro le quinte che nemmeno respiri per il terrore, poi entri in scena, e detta la prima battuta, rotto il ghiaccio, tutto fila liscio.
- Durante la settimana culturale ti abbiamo visto nel ruolo di regista del mini musical, allora ti chiedo, sul palco ti piace più dirigere o essere diretta?
R: beh..Direi entrambe le due cose. Essere diretta mi piace molto: ascoltando i consigli, migliorando ti realizzi e rendi felice il regista, ma forse mi preferisco dirigere, perchè ad ogni modo il prodotto finale e il "tuo" e in questo hai maggiore soddisfazione.

Prof. Marina Pallotto, direttrice artistica

-Professoressa é soddisfatta dell'interpretazione di questi giovani attori?
R: Moltissimo, siamo assolutamente soddisfatti. I ragazzi hanno portato a compimento un percorso che li ha visti maturare notevolmente. Inoltre si è trattato, diversamente dagli anni passati, di ragazzi giovanissimi: del primo liceo soprattuto e anche del ginnasio. Solo uno è dell'ultimo anno.
Ci scusiamo ma parte dell'intervista alla professoressa è andata perduta, causa problemi tecnici.

Prof. Enzo Nardi, direttore artistico

-Professore è soddisfatto dell'interpretazione di questi giovani attori?
Sì, sono soddisfatto, trattandosi anche di alunni che non hanno mai avuto, almeno credo, precedenti esperienze di teatro.
-Cosa vi ha spinto a scegliere questa opera di Anouilh, peraltro non molto conosciuta?
Generalmente le opere che scegliamo per l'attività teatrale del liceo classico sono opere fuori dal circuito tradizionale opere che normalmente sono ignote al grande pubblico. Inoltre perchè si tratta di un testo spettacolare, di un' opera in costume, che ha dato molto spazio alla ricerca della scenografia, dei costumi. E' stata scelta questa opera evidentemente anche per i temi che affronta: il tema del fanatismo ideologico, il tema di un giustizialismo così eccessivo, fanatico, che è molto attuale.
- E' spiccato qualcuno per la sua interpretazione?
Devo dire che non c'è uno che si è distinto in particolar modo. Mi sembra che tutti abbiano raggiunto un discreto livello di preparazione: sanno discretamente tenere il palcoscenico, mi sembra che il livello complessivo sia più che soddisfacente e al tempo stesso non mi pare che ci siano state punte di eccellenza.

CURIOSITA'
- La scenografia è stata curata dal prof. Fabrizio Ferretti, dell'Accademia delle Belle Arti di Macerata e realizzata dagli studenti dell'Accademia
- La regia è stata di Rosetta Martellini, del Teatro Stabile delle Marche.
- La registrazione dello spettacolo è già stata inviata al festival del "Teatro scolastico" di Cesena che selezionerà le migliori rappresentazioni a livello nazionale. La tradizione teatrale del nostro liceo non si è smentita neanche lo scorso anno: alla prestigiosa rassegna "Nostra dea" si è classificata fra le cinque migliori opere.
- La rappresentazione al Don Bosco è avvenuta per la mancanza di disponibilità del più celebre palcoscenico del Lauro Rossi, che tuttavia accoglierà i nostri attori per due nuove date il prossimo gennaio.

Martina Biondi

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