Il seguente articolo è stato ispirato dalle numerosissime lamentele riguardo all’orario delle lezioni incerto fino a quasi metà ottobre e da molti giudicato “schifoso”.
Non c’è alcun riferimento reale o fittizio a persone, fatti o cose realmente accadute.
Meditate, gente. Meditate.
E BUONA LETTURA!!
Un bel di’ di ottobre Matematica si alzò dal letto, fece colazione con numerotti al caffè e uscì, felice di andare a lavoro.
Arrivata a scuola consultò l’orario affisso in bacheca e si diresse verso il IVA dove avrebbe tenuto la prima ora di lezione.
Per i corridoi incontrò Filosofia e, appurato che erano dirette allo stesso piano, decisero di fare la strada insieme allegramente chiacchierando.
“Ohi, cara, come ti è andata ieri pomeriggio la conferenza su quel filosofo post moderno, è stata interessante oppure hai dormito come gli alunni alle tue lezioni?” chiese Matematica con un sorrisetto fintamente cattivo.
“Bah, ti dirò che l’effetto è stato più o meno come quello del tuo corso serale della settimana scorsa, sai, quello in cui i tuoi ragazzi sono scappati via urlando disperati…”
Ridendo e scherzando erano arrivati in IVA. “Ok, io mi fermo qui,” annunciò Matematica. “Da paura queste primine!”
Attonita Filosofia al nunzio sta. “Ma… a dire il vero anche io avrei la prima ora con il IVA . Era scritto sull’orario affisso in bacheca”.
Le due ricontrollarono e, risultando effettivamente che entrambe avevano stabilita la prima ora con la medesima classe, decisero di cimentarsi in una lezione leggermente diversa: Filosofia della Matematica!
La confusione regnava sovrana nelle menti vergini dei trenta ragazzini, che non riuscivano a capire il senso di quella strana compresenza e perché, invece di studiare gli insiemi, si stavano approcciando a una materia che, a dir la verità, avrebbero iniziato solo dopo due anni.
Timidamente una ragazzina mezza spaurita alza la mano. “Scusate, posso fare una domanda sulla lezione?”
Le due la guardarono. Miracolo, qualcuno voleva intervenire!
“Perché stiamo facendo Filosofia della Matematica se Filosofia ci inizia dal I?”
Le due si guardarono, poi la guardarono di nuovo. La ragazza sprofondò sotto il banco.
“Hai ragione cara. Che cosa ci faccio io qui? Non dovrei esserci! Ero così persa nei meandri della dissertazione filosofica che non me ne sono accorta!”
Improvvisamente una Storia dell’Arte presa dal furor michelangiolesco piombò nella classe tutta scarmigliata.
“Eccoti, Filosofia! Il IIC è scoperto e tu sei l’unica che manca all’appello! Mi trovavo in VC e quegli scalmanati vicino stavano distruggendo l’aula! Corri più che puoi!”
Filosofia terrorizzata scappò fuori dalla classe per correre alla sua legittima cattedra e mentre si avvicinava alle scale delle urla disumane la distolsero per un momento dalla sua meta. Decise, da brava filosofa, di andare ad investigare su quel dialogo non propriamente socratico.
In IB Italiano e Greco disquisivano animatamente in quanto era stato fissato il compito di italiano per le prime tre ore di quel fatidico giorno ma per la seconda e la terza era stato stabilito il compito di greco. Sullo sfondo alcuni ragazzi si fregavano soddisfatti le mani.
Nel frattempo per il corridoio una ragazza di un III, Filosofia non ricordava quale, correva forsennata alla ricerca di Inglese. La incontrò che usciva con un diavolo per capello dal VC.
“Prof, ma non abbiamo capito, quando ci sarà lei domani, la V o la VI ora? Perché nel caso la V abbiamo il compito di latino e la IV è scoperta per noi. Però sull’orario affisso in bacheca c’è scritto che lei sarà in IIIA. Ma allora noi il compito quando lo facc…”
“Non lo so, non lo so, non lo so!!! Mi sembra di impazzire in questa scuola, mi hanno mandato in I D ma dovevo stare in VB, anche perché il IID non esiste!Ma cos’è questa confusione? Io bo…”
Per i corridoi si stava rovesciando una marea di studenti e professori, chi disorientato, chi arrabbiato, chi in libero passeggio.
Mentre il casino regnava sovrano un’energica Scienze, aiutata dalla fida bidella, spedì gli studenti in classe e organizzò una riunione speciale nell’aula insegnanti.
Tra borbottii, invettive e proposte di rivoluzioni non propriamente non violente, un’atletica Educazione Fisica e una rigida Latino proposero un colloquio collegiale con il Signor Preside: questa volta l’ordine del giorno non sarebbero state le tecniche vessative per piegare gli studenti, o corsi lampo per difendersi dagli stessi, ma semplicemente l’orario… ehm… leggermente…confuso.
Toc toc.
I colpi suonarono alle orecchie del Signor Preside come delle campane da morto.
Non ricevendo risposta gli insegnanti bussarono ancora e ancora. Qualcuno si attaccò al campanello.
Ptrooo , ptroooo.
“Al tre!” urlò Matematica.
Uno, due, tre!
La stanza era deserta, la finestra aperta, le tende sarebbero state fluttuanti se non ci fosse stata l’impalcatura.
Era già lontano quando gli insegnanti fecero irruzione nella stanza.
E.L.M.A.
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