La modella nello spezzone pubblicitario, in un'atmosfera onirica, si muove leggiadra mentre il velo gioca attorno al suo corpo per non svelarla: tiene fra le mani un pacchetto di assorbenti.
La ragazza infila risoluta la mini: " Stasera lo bacio" asserisce.
Era il 1830, o poco giù di lì, quando un'altra ragazza, baronessa fra l'altro, infilava, prima fra le donne i pantaloni e diceva: " Questa sera mi camuffo da uomo per poter introdurmi nei loro circoli esclusivi e prendere parte ai loro discorsi". Fiore all'occhiello del movimento femminista francese, costei era la raffinata scrittrice George Sand.
Ora, a prescindere dalla sua appratenenza al Movimento Femminista, che pur ha raggiunto obiettivi etici e civili fondamentali per la donna e la sua valutazione al pari dell'uomo all'interno della società, tale George Sand non è che abbia annullato il suo "essere donna" gettando via la gonnella e infilando le brache (tutta la sua sensibilità femminea sempre si riflette nella sua produzione letteraria). Allo stesso modo, la donna che ostenta sguardo da star e atteggiamento snob non è che abbia una marcia in più in quanto a femminilità. Anzi! E' paradossale pensare come queste paladine di culti estetici, di bellezza, sempre alla ricerca di nuovi unguenti miracolosi, maghe nell'adocchiare il capo che farà tendenza nella prossima stagione, siano in realtà completamente assuefatte ad un sistema, maschilista, che prevede per loro, quale massima aspirazione, il diventare velina, vetrina di fattezze femminili, o "tronista", regina lussuriosa fra tanti uomini. Il fatto è che noi donne paghiamo sempre troppo per la nostra emotività, in raltà caratteristica assai bella e preziosa della "vera" femminilità.
L'atteggiamento di ostentazione della propria sicurezza che caratterizza l'uomo, George Sand lo aveva fatto proprio in termini di dignità assoluta: è così che, in abiti maschili, si è fatta beffa dei signorotti che la credevsno uno di loro, e così, determinata, ha rifiutato i diritti nobiliari per provare le vertigini della libertà.
Ecco allora che le "quote rosa" suonano oggi come un'offesa alle capacità della donne di ottenere con le proprie forze un posto in parlamento: come se si trattasse di un posteggio riservato a chi diversamente abile non è.
Ma allora, quale differenza fra uomo e donna? Ma è proprio la femminilità il valore aggiunto! Tutte le donne la posseggono, ogni donna rende unica, tant'è che una definizione di femminilità risulterebbe comunque limitativa.
Sia benedetto il giorno in cui le donne indosseranno risolute e sicure la minigonna, e come la Sand, diranno: " Questa sera vado a parlare di politica, letteratura, cultura o dove cavolo mi pare".
Martina Biondi
P.S. L'articolo quì proposto è stato pubblicato sul secondo numero del "Grillo Parlante", il giornalino scolastico del liceo del 2007-2008 e "riesumato" in tal occasione.
Nessun commento:
Posta un commento