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lunedì 8 marzo 2010

JOANNIE ROCHETTE,ORO MORALE A VANCOUVER



Le luci della pista sono accese,gli occhi di Vancouver e del mondo intero sono puntati su di lei,lo speaker annuncia il suo nome,e lo stadio va in delirio. Ed ecco che Joannie fa il suo ingresso trionfale sulla pista ghiacciata,pattinando leggiadra nel suo adorabile abitino azzurro. Si posiziona. Nell'aria si diffondono le note di “Samson e Delilah” di Charles Camille Saint-Saens e lei si lascia cullare dalla musica,tanto leggera da non sembrare neppure umana. I suoi gesti,i movimenti ne dimostrano la grazia innata,propria più degli angeli che dei comuni mortali. Per tutta la durata dell'esibizione accenna un dolce sorriso,ma è solo una maschera da mostrare ai giudici di gara ed ai media. In realtà un dolore profondo e devastante la sta distruggendo dentro. Una terribile tragedia l'ha colpita giusto la sera precedente:sua mamma Therese è stata stroncata da un attacco cardiaco,che le ha tolto la possibilità di guardare fiera dagli spalti quella figlia tanto bella e brava. Ma Joannie lo sa,sa che la madre è lì accanto a lei: le tiene la mano,la guida nei suoi movimenti fluidi,le infonde coraggio. Quel coraggio che l'ha portata a continuare la sua sfida verso la medaglia;quel coraggio che le ha imposto di non lasciarsi sopraffare dalle emozioni durante la sua esibizione;quel coraggio che l'ha fatta pattinare in nome di mamma Therese. No,non ha vinto l'oro,Joannie,ma quando durante le interviste non ha più potuto trattenere le lacrime pensando alla madre,allora sì,l'abbiamo tutti riconosciuta come la vincitrice morale di Vancouver.

Michela Occhioni

1 commento:

Anonimo ha detto...

Brava Miiiiii!!! Mi piace il nuovo Sciarada! D'altronde con una direttrice così...:P E vorrei dire a Giacomo che non dve toccarmi il progettp Ulisse!!! ahahahah!
Lorà!