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lunedì 8 marzo 2010

LE REGINE DEL SOUL

Almeno fino agli anni Settanta del secolo scorso (si può prendere come data il '68 e la nascita del movimento femminista), la donna ha vissuto al di sotto delle proprie capacità, vivendo in una sorta di limbo del proprio operare, un insieme di desideri repressi portante un inconscio senso d'inferiorità, il quale crea il senso di dipendenza, il crollo delle ambizioni e il conseguente desiderio di essere salvate: tutto ciò in ARTE sta a significare necessità di riferirsi al fare maschile. Ma nei canti dei movimenti di liberazione della donna, emerge una maniera autonoma di riproporre con una stressa musica altri messaggi. Le donne però non scrivono -e hanno scritto- solo per un’esigenza particolare o un disagio che sia, ma certamente anche per la “definizione di un’idea in suono”, di un messaggio e quindi non è concepibile ammettere distinzioni in ambito artistico. (Ora parto co le cantantiiii e poi mi fermo su aretha) Icone musicali femminili sono artiste come Etta James, Nina Simone, Aretha Franklyn, Dinah Washington, Janis Joplin e molte e incomparabili altre. Estremamente misurata pur nella drammatica profondità del suo stile, Aretha Franklin fu la prima donna ad essere introdotta nella Rock And Roll Hall Of Fame. Iniziata al canto insieme alle sorelle Carolyn ed Erma nel coro della chiesa di cui era pastore il padre, fu proprio sulla scia di quella esperienza che nacque il suo primo successo, quella “Piece Of My Heart” poi portata al successo da Janis Joplin. Più di qualunque altra interprete del Soul Aretha Franklin ha avuto lo straordinario merito di aver rimesso in contatto la tradizione del gospel con la musica popolare americana. Non capita solo ai giorni nostri che artisti di grande talento molte volte rimangano ai margini del mercato discografico, poco conosciuti e poco rispettati. Lo stesso capitò nella prima metà dei Sessanta alla grande Aretha Franklin. E nel suo caso il periodo buio non durò il tempo di un solo disco o di una stagione, ma addirittura sei anni. Figlia di un reverendo , proprio durante le sue cerimonie cominciò a incantare gli spettatori, sfoggiando non solo una tecnica vocale di tutto rispetto ma anche interpretazioni piene di passione e UMANITA’. In una particolare giornata Aretha inciderà alcuni dei brani che poi entreranno nel suo primo album-capolavoro per la Atlantic I Never Loved A man (The Way I Love You). Ma la Franklin non divenne improvvisamente felice e serena. Sei anni bui peseranno sempre su di lei, ma segneranno magistralmente anche tutte le sue interpretazioni.. La profonda malinconia che questi avvenimenti le provocarono permisero alla Franklin di caricare le interpretazioni delle sue paure, dei suoi sensi colpa e dei momenti di gioia, sempre improvvisi e spontanei . Le sue, non sono mai interpretazioni studiate a tavolino, ma nascono dal desiderio di dar voce alla sua anima. Quegli acuti improvvisi nei momenti apparentemente meno opportuni di un brano, così come i toni bassi, sono solo i momenti in cui Aretha dimostrava di non essere una semplice cantante, ma prima di tutto un'umana creatura che soffriva e gioiva attraverso le parole del suo canto. Una sorta di immedesimazione spontanea. Da questo momento in poi, non le poteva essere attribuito soprannome più appropriato di Lady Soul. Regina del Soul, dunque, ma anche voce dell'anima. Non solo la massima cantante soul esistente, ma anche un'interprete dalla voce sublime e allo stesso tempo devastante. Quando Aretha cantava, faceva sua la canzone, con la sua voce e la sua interpretazione spingeva i brani verso nuovi significati. Si pensi a "Respect" di Otis Redding, che nella sua interpretazione acquista nuova linfa ed energia.
Francesca Vissani

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